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Numero 15.

 

INTERMEZZO - Parte 2

 

LA SPIA CHE AMAI

 

    di Carlo Monni con l’amichevole consulenza di Mickey

da un’idea di Andrea Garagiola

 

Ispirato ai lavori di:

Ian Fleming, Frederick Forsyth, John Le Carrè

 

 

 

Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D., tempo presente. Il mio vecchio amico Dum Dum Dugan mi guardò, scosse la testa con aria sconsolata e commentò:

-Certo che come riesci a metterti nei guai tu con le donne, Nick, non ci riesce nessuno.-

            Alle mie spalle la mia vecchia amica russa Anya Derevkova fece una risatina divertita. Le lanciai un’occhiataccia e poi mi rivolsi al Vecchio Tricheco in tono forse un po’ troppo acido:

-Puoi anche risparmiarmi il tuo sarcasmo Dum Dum. Ti ricordo che fino a poche ore fa non sapevo nulla di tutta questa faccenda.-

-Posso dire lo stesso anch’io.- aggiunse Marcus Johnson -Non è piacevole scoprire che tutto quello che credevi di sapere della tua vita è una bugia… compreso il tuo stesso nome.-

-Nicholas Joseph Fury Jr.- disse Nia Jones -Ti ho registrato così quando sei nato anche se poi ti è stato cambiato il nome quando sono andata sotto copertura.-

-E veniamo al punto, quindi -intervenni- Perchè non mi hai detto che eri incinta e perché hai finto la tua morte da allora? Credo che chi sia io che tuo figlio abbiamo diritto di saperlo.-

            Nia sospirò, ci guardò entrambi, rimase in silenzio per qualche istante come per raccogliere le idee poi cominciò a raccontare.

 

            Isole Vergini Britanniche. Più di trent’anni fa. Qualcuno ha detto che alla luce del sole le cose che la notte precedente ti apparivano fantastiche assumono tutto un altro aspetto.

            Quando si risvegliò quel mattino nel letto matrimoniale di una stanza di un hotel di Road Town, capitale delle Isole Vergini Britanniche, la giovane afroamericana Nia Jones provava una sensazione molto simile.

            Si accorse che Nick Fury non era più nel letto accanto a lei. Se n'era andato alla chetichella senza salutare? Non sembrava il tipo. Si vergognava, forse, di quello che era successo tra loro la notte prima[1], non solo per la loro differenza d'età ma perché lei era la figlia di uno dei suoi migliori amici?

            Troppe domande a cui era difficile rispondere, pensò la ragazza mentre balzava giù dal letto. Fece una doccia veloce, si mise un vestito leggero e scese nella hall.

            L'hotel era deserto a quell'ora, a parte un uomo che era seduto ad uno dei tavoli del bar. Aveva un'età indefinibile, capelli scuri, occhi grigi e penetranti, tempie bianche, lineamenti regolari, una lieve cicatrice su una guancia. Indossava un blazer blu sotto cui spiccava una camicia bianca, al collo aveva un foulard dello stesso colore del blazer. Quando la vide, la salutò calorosamente:

-Buongiorno, Miss Jones. Ben svegliata, la trovo in ottima forma.-

-Grazie, Mr… mi viene da chiamarla Bryce, ma non è il suo vero nome, giusto?-

            Alla domanda di Nia, l’uomo fece un sorriso e replicò;

-Quelli che fanno il nostro mestiere sono abituati ad abituati ad usare molti nomi ma lei può chiamarmi James.-

-James, giusto. Ho sentito parlare di lei ma credevo che fosse…come dire… una specie di leggenda.-

-Non dovrebbe fidarsi troppo di certi film. Tendono ad esagerare, a romanzare un po’ troppo facilmente, anche se devo ammettere che un paio degli attori che mi hanno impersonato non mi sono dispiaciuti. In realtà, io sono un tipo abbastanza normale in fondo e poi sono un vecchio rudere ormai.

-Non mi sembra proprio un vecchio pensionato.-

-Grazie, Nia. Permette che le offra la colazione?-

-La ringrazio ancora… James.- replicò lei sedendosi di fronte a lui, poi aggiunse -Ha visto Nick … il Colonnello Fury?-

-Il nostro comune amico è un tipo mattiniero. Ho saputo che è uscito molto presto stamattina. Fosse un altro, penserei che sia andato in spiaggia -

-Non credo che avesse un costume da bagno. Di sicuro io non ce l’ho.-

-Oh, questo non sarebbe un problema se davvero volesse farsi una nuotatina Conosco un paio di posti riparati dove sarebbe al riparo da sguardi indiscreti.-

-Compresi i suoi?-

-Oh, io so essere molto discreto.-

            Nia rise divertita. Quell’uomo le piaceva in fondo.

-Lei è davvero all’altezza della sua fama.- disse.

            Lui inarcò un sopracciglio e replicò:

Dice? Magari in un altro momento parleremo della mia fama, adesso vorrei mostrarle una cosa.-

            Si frugò in tasca e ne estrasse un cartoncino. C’era un immagine sopra.

-Sembra una piovra.- commentò Nia.

-Era il simbolo di un’organizzazione criminale transnazionale specializzata in terrorismo ed estorsione con cui ho avuto spesso a che fare diversi anni fa e che credevo di aver distrutto una volta per tutte.-

-Dal suo tono, direi che non è stata solo una questione di lavoro, ma qualcosa di personale.-

-Preferisco non parlarne.- ribattè lui facendosi improvvisamente cupo.

-Perché mi ha mostrato questo simbolo se l’organizzazione a cui apparteneva è stata distrutta?-

-Perché certe circostanze mi hanno fatto nascere il sospetto che fosse solo una branca di un’organizzazione ancora più grande e segreta e che ne sia stata distrutta solo una testa ma ne rimangano molte altre ancora ignote.-

-E pensa che dietro gli esperimenti di quel bislacco tedesco ci sia stata questa organizzazione fantasma? È per questo che era a Delvadia?-

-Esatto. Speravo di trovare le prove dell’esistenza di questa… piovra.-

-No, non una piovra… un mostro dalle molte teste come la leggendaria idra.-

 

Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D., tempo presente. Non potei fare a meno di esclamare:

-Stai cercando di dirmi che l’Hydra era dietro a tutto anche allora?-

-Allora non potevamo saperlo ma la risposta è sì.- rispose Nia -Io stessa non lo sapevo come non sapevo di avere una taglia sulla mia testa.-

 

            Un luogo segreto, circa trent’anni fa. L’uomo alto e calvo ebbe un moto di stizza che quasi gli fece cadere il monocolo.

-Quel maledetto Fury!- esclamò in Tedesco -Possibile che debba sempre interferire con i miei piani?-

-Con tutto il rispetto, Wolfgang…- intervenne, in Inglese, l’unico altro uomo presente nella stanza, un ometto piccolo e magro con gli occhiali che sembrava un contabile più che un cospiratore, ma guardandolo negli occhi si sarebbe vista in essi una luce di malvagità e forse anche di follia -… il progetto di von Blitzschlag non era poi così rilevante. Lo sviluppo della bomba al betatrone è molto più importante e quando l’avremo ottenuta…-

-Ci vorranno anni, forse decenni, prima di sintetizzare abbastanza betatrone per i nostri scopi… ma hai ragione, Brown: se avremo successo, avremo nelle nostre mani l’arma definitiva..-

-Avremo successo.-

-Ammiro il tuo ottimismo e la tua determinazione. Ti meriti il posto di mio secondo in comando. Tuttavia… Nick Fury merita una lezione. Lo conosco bene e so che ucciderlo non è semplice e sarebbe comunque poco soddisfacente. Colpirlo nei suoi affetti,, invece, è tutta un ‘altra faccenda. La sua amica… quella negra… è la figlia del suo vecchio amico Gabe Jones. Uccidendola dimostreremo che non si scherza impunemente con l’Hydra e contemporaneamente infliggeremo un dolore mortale a due miei vecchi avversari. Occupatene tu, Brown.-

-Come desideri, Wolfgang.-

            L’ometto, il cui nome era Arnold Brown, percorse un corridoio deserto ed entrò in una stanza dove si mise ad una workstation. Attese che il collegamento fosse attivo e parlò con voce stentorea:

-Qui è l’Hydra Imperiale. Ho nuovi ordini per la Divisione Tigre.-

In varie parti del mondo un certo numero di uomini e donne ricevette la comunicazione. Gli schermi dei loro dispositivi erano occupati da un volto maschile quasi interamente coperto da un cappuccio verde.

            Con voce ferma l’uomo che si faceva chiamare Hydra Imperiale disse:

-L’agente della C.I.A. di nome Nia Jones deve morire!-

 

            Un ambulatorio medico di New York, diverse settimane dopo. Nia Jones trattenne il fiato mente la sua ginecologa le diceva;

:

 -È un maschio.-

-Fantastico.- replicò Nia senza grande entusiasmo.

-Lo dirà al padre?-

-Onestamente, non so cosa fare, Dottoressa.-

            Nia uscì dallo studio medico ancora immersa nei suoi pensieri. Avrebbe dovuto parlarne con Nick Fury ed anche con suo padre, tanto lo avrebbero scoperto comunque prima o poi. Come avrebbero reagito? La loro antica amicizia avrebbe retto alla scoperta che uno era andato a letto con la figlia dell’altro? Dal loro ritorno dalle Isole Vergini non aveva quasi più visto Nick ed ora avrebbe dovuto affrontarlo con questa notizia.

            Nia non avrebbe saputo dire cosa l’avesse avvertita del pericolo. Un qualche sesto senso probabilmente, un istinto che non sapeva nemmeno di possedere. Si voltò di scatto ed evitò di misura che l’infermiera che le stava alle spalle le infilasse nel collo l’ago della siringa che impugnava. Le afferrò il polso e glelo torse allontanando ancora di più la siringa ed il suo contenuto sicuramente mortale.

            Le due donne lottarono sotto gli occhi esterefatti di pochi spettatori che non riuscivano a capire cosa stesse succedendo. Improvvisamente nella foga della lotta la siringa si conficcò nel braccio sinistro della presunta infermiera che subito annaspò, si portò le mani alla gola, barcollò ed infine cadde.

            Nia capì immediatamente che era morta. Una bava verdastra si stava formando sulla sua bocca. Nella siringa ci doveva essere un veleno potentissimo. Qualcuno voleva ucciderla, era evidente, ma chi e perché?

 

Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D., tempo presente. Nia prese fiato ed alzò lo sguardo verso me, suo figlio e suo padre. Fu il vecchio Gabe a rompere il silenzio dicendo:

-E poi cosa accadde?-

-Quello che era successo mi fece riflettere su alcune cose che erano accadute nei giorni precedenti: strani incidenti che forse non erano affatto incidenti. Decisi di rivolgermi alla C.I.A.-

-Non a me, non alla tua famiglia.- nella voce di Gabe una nota di evidente rimprovero.

-Temevo di mettervi in pericolo. Mi sembrò l’unica cosa da fare.-

-Lo abbiamo capito.- intervenni in tono poco amichevole anch’io -Adesso dicci il resto.-

-Anch’io voglio saperne di più.- ribadì Marcus.

            Nia riprese il suo racconto:

-Dopo l’attentato rimasi a fissare l’infermiera morta. C’erano altri killer in giro? Non potevo esserne certa e poi c’erano le domande che presto mi avrebbe fatto la Polizia ed a cui non ero sicura di come rispondere. Chiamai un numero di Langley per avere appoggio.-

 

            Langley, Fairfax County, Virginia, circa trent’anni prima. Erano venuti a prenderla e l’avevano caricata su un’auto che la portò ad un piccolo eliporto. Qui le fecero prendere un elicottero che la condusse al Quartier Generale della C.I.A.

            Nia non seppe mai come avessero sistemato le cose con il Dipartimento di Polizia di New York ed in fondo nemmeno le importava di saperlo, la sola cosa che aveva importanza era che lei ed il figlio che doveva nascere fossero salvi. Si rese conto solo in quel momento che l’idea di abortire non l’aveva nemmeno sfiorata.

            Una volta a Langley fu condotta in una stanza arredata spartanamente. Dietro una scrivania c’era una ragazza non molto più anziana di lei dai capelli castani e dall’espressione gentile che le sorrise e la invitò a sedersi..

-Mi chiamo Mary Fitzpatrick.- si presentò -Mi hanno incaricato di organizzare la sua morte.-

-Cosa?- esclamò Nia, sorpresa.

            La ragazza le rivolse un altro sorriso e proseguì.

-Naturalmente sarà una messinscena ma dovrà essere molto convincente se vorremo ingannare quelli che la vogliono realmente morta.-

-Sapete chi sono?-

-Abbiamo qualche vaga idea ma nessun indizio concreto. Tutto questo non deve importarle. La sola cosa che conta è che lei scomparirà, avrà una nuova identità ed una nuova vita. Non rivedrà mai più i suoi familiari ed i suoi amici. È pronta per questo?-

            Nia si accarezzò la pancia e rispose:

-Sì, sono pronta.-

 

Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D., tempo presente.

-La figlia del vecchio Wild Will Fitzpatrick.- mormorai -Ragazza in gamba, morta troppo giovane.-

-Hai detto qualcosa, Nick?- mi chiese Junior Juniper.

-Nulla di importante, ragazzo.- replicai -Solo vecchi ricordi. Ora fammi sentire cosa ha dire Nia.-

-Non è rimasto molto da raccontare.- ribattè lei.

 

            Una casa sicura della C.I.A. da qualche parte negli Stati Uniti, circa trent’anni prima. Nia Jones era morta. Questo era ciò che credevano tutti compresa la sua famiglia ed il padre di suo figlio. Una scelta drastica ma anche l’unica possibile per proteggere il piccolo Nick. Fosse stata sola, Nia avrebbe affrontato ogni pericolo ma doveva pensare al bambino era l’unico pensiero che la sosteneva pochi mesi dopo la sua nascita.

            La C.I.A. aveva organizzato le cose per bene. Avevano scoperto che i suoi misteriosi nemici avevano minato la sua auto. L’esplosivo fu rimosso e fu organizzata una finta esplosione con l’aiuto di una specie di tecnico degli effetti speciali. Funzionò tutto perfettamente.

            Da quanto riuscì a sapere, le fecero un bel funerale ed a Nia si strinse il cuore nel pensare al dolore che aveva dato ai suoi cari ma si ripetè di non aver avuto altra scelta.

            Passò i mesi successivi in un rifugio sicuro ed ebbe un’assistenza di prim’ordine quando fu il momento di partorire un bel maschietto sano e robusto che decise di chiamare come suo padre.

            Qualche tempo dopo ricevette una visita attesa e temuta al tempo stesso.

-Ci siamo.- disse Mary Fitzpatrick -Questi sono i tuoi nuovi documenti.-

Nia li prese in mano e li lesse rapidamente.

-Nora Johnson, insegnante e suo figlio Marcus.- disse -Suonano bene.-

-Beh, è pronta per la sua nuova vita? Nessun ripensamento?-

            Nia strinse le labbra, rimase silenziosa per un po’ ed infine rispose:

-Nessuno: Nia Jones è morta, lunga vita a Nora Johnson.

 

Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D., tempo presente. Nia Jones terminò il suo racconto, chinò il capo e disse:

-E questo è tutto, non c’è altro da dire.-

-Ho qualcosa da aggiungere io.- intervenne Gabe Jones.

         Lo conoscevo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale… o meglio: lo conosceva il vero Jonathan Juniper, detto Junior, il defunto membro degli Howling Commandos di cui ero il clone e di cui possedevo tutti i ricordi… ma non ricordavo di averlo mai visto con un ‘espressione così cupa mentre parlava:

-Venni a sapere la verità solo poco tempo fa da un vecchio amico della C.I.A. che mi rivelò anche che la copertura di Nia era saltata. Il resto lo sapete.-

-Mi dispiace.- disse Nia.

-Hai fatto quello che ritenevi di dover fare, non posso biasimarti per questo anche se quando ho saputo che eri morta mi si è spezzato il cuore. Adesso sono felice che tu sia viva.-

         Padre e figlia si abbracciarono ed io mi passai una mano sugli occhi.

-Non dirmi che ti stai commuovendo, rude soldato?- mi chiese in tono ironico Laura Brown.

-Niente affatto.- risposi -È solo che… mi è entrato un moscerino nell’occhio, ecco.-

-Credevo che questo fosse un ambiente sterilizzato.-

-Non sottovalutare i moscerini, sono tenaci.-

         Mentre io e Laura ci scambiavamo queste amenità, Gabe si avvicinò a Marcus Johnson… o avrei dovuto chiamarlo Nick Fury Jr. ormai?... e gli disse:

-A quanto pare, hai fatto onore alla divisa che porti, figliolo, e non senza conseguenze vedo.-

         L’altro si toccò la benda che copriva l’occhio destro e replicò:

-Capita in zona di guerra, Signore.-

-Suppongo che ti ci vorrà un po’ di tempo per imparare a chiamarmi nonno ma avremo tutto il tempo di lavorarci sopra.-

         Era il tempo di lasciarli soli. Mi diressi fuori dalla stanza imitato dagli altri.

-Un bel quadretto familiare.- commentò Domino, bella mutante con il potere di portarsi fortuna.

-Disgustoso.- replicò Katrina Van Horn meglio nota come Man-Killer.

-Ah, io mi sono quasi commosso.- ribattè Gorilla Man, un uomo intrappolato nella forma di un gorilla immortale… non fatemi domande.

         Lo Svanitore rimase silenzioso come suo solito. Decisamente non era un chiacchierone e di certo non gradiva la situazione in cui si trovava.

Tutti membri della strampalata squadra di agenti molto speciali che io e Laura Brown comandavamo. Ognuno di loro aveva i suoi motivi per farne parte. Domino lo faceva per la paga; Gorilla Man per il gusto dell’avventura; Man Killer perché avrebbe avuto la riduzione di una severa condanna a diversi anni di reclusione da scontare in un duro carcere federale per supercriminali, per tacere dell’opportunità di far fuori un po’ di maschi; lo Svanitore semplicemente perché se non l’avesse fatto la sua testa sarebbe esplosa a causa di una nanobomba che gli era stata iniettata.

-Che ne dite se ci facessimo una birra o qualcosa di più forte, ragazzi?- propose Domino.

-Che è una ottima idea.- replicò Gorilla Man -Conosco un localino a New York che farebbe giusto al caso nostro.-.

-Non per me,- risposi -Oggi è stata una giornata faticosa e credo che andrò a letto presto.-

-Non sai che ti perdi.- ribattè Domino ammiccando -Quando bevo perdo tutti i miei freni inibitori.-

-Tu hai dei freni inibitori? Non l’avrei mai detto!- commentò, sarcastica, Man-Killer.

-Restami accanto e lo scoprirai.

         Mi allontanai da loro dirigendomi all’ascensore che mi avrebbe portato fino al garage dove avrei recuperato la mia auto volante quando Laura mi raggiunse appena un attimo prima che le porte dell’ascensore si chiudessero.

-Mi daresti un passaggio a casa?- mi chiese.

-Non credo di avere molta scelta o sbaglio?- ribattei.

-C’è sempre scelta, Jon.- replicò lei facendo un largo sorriso. Non le piaceva chiamarmi Junior ed usava il diminutivo del mio nome -Guido io, naturalmente.-

-Naturalmente.-

 

         Quartier Generale segreto dell’Hydra, più o meno mezz’ora dopo. Wolfgang, Barone von Strucker, il Supremo Hydra, si aggiustò il monocolo e fissò lo schermo su cui campeggiava il volto di un uomo dell’apparente età di 35/40 anni, elegante, dal portamento aristocratico, i capelli brizzolati ed occhiali con montatura di tartaruga che indossava un elegante completo tre pezzi grigio.

-Mi auguro che porti buone notizie, Whitehall.- disse in tono severo.

<<Ho scongiurato il pericolo. Il povero Charles Dalton si prenderà il biasimo di essere una spia dell’Hydra e dell’uccisione dell’Agente Delatour.>> rispose Daniel Whitehall, ufficialmente addetto dell’Ambasciata britannica a Washington D.C. ma segretamente capo della stazione del MI6 negli Stati Uniti [2] ed ancor più segretamente leader della Divisione Leopardo, il servizio di spionaggio dell’Hydra, per tutto il Nord America.

-Non sarebbe successo se non si fosse fatto sorprendere come un dilettante da quella francese, Whitehall, ma riconosco che ha risolto la situazione con prontezza.[3] Mi auguro che nell’operazione relativa a Laura Brown non ci saranno sbavature.-

            Il tono di Strucker non suonava particolarmente minaccioso ma Whitehall conosceva abbastanza bene il suo capo da cogliere tutte le implicazioni insite nelle sue parole.

<<L’Agente Bravo non fallirà.>> replicò con voce che sperava sembrasse tranquilla.

-Me lo auguro. Laura Brown non era solo una di noi, la donna più alta in grado di tutta l’Hydra, ma anche la figlia del primo Hydra Imperiale. Il suo tradimento è rimasto impunito troppo a lungo, una situazione che non sono più disposto a tollerare: Laura Brown deve essere nostra prigioniera entro domani.-

<<E lo sarà, Signore, glielo garantisco.>>

-Lo farà Whitehall, con la sua vita.-

            Senza dare all’altro il tempo di replicare, Strucker chiuse la comunicazione.

 

            Elivelivolo dello S.H.I.E.L.D. nei cieli sopra la Costa Orientale degli Stati Uniti Dieci minuti dopo. Eravamo rimasti solo noi quattro: io, Gabe, Nia e lui, il Primo Sergente Marcus Johnson, che aveva appreso assieme a me chiamarsi in realtà Nick Fury Jr., mio figlio.

            Lo guardai chiedendomi quanto di me ci fosse in lui. Il colore della sua pelle e dei suoi occhi erano differenti ed il cranio era rasato ma questi erano dettagli di nessun conto. Senza sapere chi fosse realmente aveva seguito il mio stesso percorso arruolandosi nell’Esercito, entrando nelle Forze Speciali e guadagnandosi i gradi che portava. Per una tragica ironia del destino era rimasto ferito all’occhio sinistro perdendolo proprio come me.

            Cosa avrei potuto dirgli? Mi uscì una banalità:

-Abbiamo molte cose di cui parlare io e te.-

-Lo immagino, Signore.- replicò lui.

-Piantala con questo “Signore”. Non sono il tuo fottuto superiore ma tuo padre. Può darsi che la cosa non ti entusiasmi ma le cose stanno così e non ci possiamo fare nulla.-

-Ne sono consapevole, Sig… uhm Nick.-

-Bene. Dovremo vedere di conoscerci un po’ meglio ma adesso bisogna pensare a trovare una sistemazione per te e tua madre lontano dalle grinfie dell’Hydra. Vi farò anche assegnare una scorta.-

-So badare a me stesso e non ho bisogno di balie.-

-Il giovanotto ti somiglia Nick.- intervenne, ridacchiando, Gabe.

-Davvero?- replicai -Io avrei detto che ha il tuo amabile carattere, Gabe.- mi rivolsi di nuovo al mio ritrovato figlio -Non dubito che tu sia in grado di cavartela da solo, Primo Sergente, o non ti saresti guadagnato le tue mostrine, ma devi sapere che l’Hydra è un avversario tosto e non è salutare sottovalutare le sue risorse, l’ho imparato a mie spese.-

-Se lo dici tu.-

Decisamente il nostro rapporto non sarebbe stato facile.

 

Georgetown, Washington D.C., mezz’ora più tardi. L’uomo in costume rosso e nero che si faceva chiamare Bravo era rimasto nel piccolo appartamenti di fronte al palazzo dove alloggiava Jonathan Juniper molto a lungo, ma alla fine la sua attesa era stata premiata: quella che stava scendendo da una Porsche Carrera che era appena atterrata davanti al palazzo in questione era proprio Laura Brown.

Quando aveva rintracciato la sua auto parcheggiata proprio lì, Bravo sapeva che era solo questione di tempo prima che lei tornasse a riprendersela, quello che non si aspettava era che Laura salisse da Juniper.

Ok, Laura, pensò Bravo con un sorriso, nessun problema: goditi la tua ultima serata di libertà, io posso aspettare fino a domani.

 

            Appartamento di Nick Fury, Upper West Side, Manhattan, New York City, più o meno contemporaneamente. La prima cosa che feci non appena rientrato a casa fu sbarazzarmi della tuta e gettarmi sotto la doccia. Ci restai un bel pezzo alternando getti caldi a freddi. Avevo dovuto assorbire troppe notizie in un tempo troppo breve ed avevo bisogno di assorbirle lontano da tutti quelli coinvolti. Forse un atteggiamento un po’ vigliacco ma in quel momento era la sola cosa a cui riuscivo a pensare.    

Quando seppi dell’esistenza di mio figlio Mike le cose non furono affatto facili per nessuno dei due. Sua madre non solo me l’aveva tenuto nascosto ma l’aveva cresciuto in modo da usarlo contro di me in un folle piano di vendetta nei miei confronti.[4]

Per fortuna riuscì a ribellarsi dal condizionamento ed alla fine, sia pure con qualche difficoltà, avevamo imparato a conoscerci ed a costruire un legame più forte di quanto avrei pensato. Non volevo assolutamente credere che avrebbe potuto essere morto. Doveva essere vivo, sapevo che lo era.

Strucker non avrebbe mai rinunciato a torturarmi psicologicamente con l’idea di poterlo salvare e in un modo del tutto contorto, era uno che giocava lealmente. Del resto non aveva dato l’ordine di catturare Marcus e di ucciderlo solo se assolutamente indispensabile? Non si sarebbe comportato diversamente con Mike.

Strucker pensava di piegarmi colpendomi nei miei affetti più cari ma gli avrei dimostrato che ero più determinato che mai a fargliela pagare una volta per tutte.

            C’era un altro dettaglio che mi infastidiva e che mi ero tenuto per me: da poco più di 24 ore avevo appreso di avere anche una figlia, di nazionalità russa, che era stata addestrata per essere la più efficiente assassina del servizio di sicurezza interna della Federazione Russa con il nome in codice di Vedova Bianca. Credevo fosse stata rimpatriata ma sua madre era arrivata a New York e mi aveva informato non solo della mia paternità ma anche che Olga, questo era il suo nome, era scomparsa misteriosamente. Avevo chiesto ad un’amica di occuparsi della questione.[5] Ma ero comunque preoccupato.

Improvvisamente mi venne in mente qualcuno che non era immerso fino al collo in questa follia e che avrebbe potuto offrirmi il consiglio di cui avevo bisogno.

Pochi minuti dopo, ripulito, sbarbato e con addosso uno dei miei vestiti migliori ero pronto a fare una sorpresa ad un vecchio amico.

 

Georgetown, Washington D.C., circa un quarto d’ora prima. Mi aspettavo che Laura Brown se ne andasse immediatamente dopo il nostro arrivo, invece mi seguì in ascensore senza dire una parola. Solo mentre stavamo per arrivare al mio piano mi chiese:

-Tutto a posto, Jon?-

-Uhm, sì.- risposi un po’ imbarazzato -Solo che… che… ecco non mi aspettavo che tu saresti salita con me.-

-Oh, quello! Avevamo lasciato qualcosa in sospeso, quando siamo stati chiamati sul luogo del presunto omicidio della Contessa, ricordi?-[6]

-Ah, io…-

         Dovevo essere arrossito perché Laura rise e replicò:

-Mi riferivo alle pizze, tu cosa pensavi?-

-Ah… ecco, ehm…-

-Sei unico. Jon.-

Eravamo appena entrati nel mio appartamento che lei mi si avvicinò, mi gettò le braccia al collo e premette le sue labbra sulle mie. Io rimasi sorpreso poi reagii secondo l’istinto.

Quando le nostre labbra si staccarono io dissi:

-Questo non va, Laura: tu sei la ragazza di Nick e lui è mio amico.-

-Non sono la sua ragazza. Lo sono stata per un po’, anni fa, ma poi lui scelse la Contessa. Adesso che siamo entrambi single ci vediamo ogni tanto, quando ne abbiamo voglia, ma senza vincoli. Non so cosa faccia lui stasera ma so cosa voglio io.-

         Mi prese per mano e mi portò verso la camera da letto dicendo:

-Alla pizza penseremo dopo.-

         La pizza era decisamente l’ultima cosa che avevo in mente in quel momento.

 

         Appartamento di Nick Fury, Upper West Side, Manhattan, New York City, verso mezzanotte.  La mia cena con Steve Rogers[7] era stata piacevole ed aveva contributo a schiarirmi le idee.

L’indomani sarebbe stata una giornata convulsa sotto tutti i punti di vista ma per il momento desideravo solo farmi una bella doccia ed infilarmi sotto le coperte.

            Ero appena entrato in casa che mi accolse una voce di donna con un chiaro accento russo:

-Ti sei fatto aspettare, Kolya.[8] Per fortuna io sono una donna paziente.-

            Accesi la luce e mi trovai davanti, seduta con le gambe accavallate, una donna dai capelli rossi e gli occhi verdi che dimostrava una quarantina d’anni, con indosso un abito lungo fino al ginocchio e senza maniche. In grembo aveva una borsetta in tinta con l’abito ed in mano una pistola Makarov PB di fabbricazione russa.

-Anya!- esclamai -Che ci fai qui?-

            Anna Olegovna Derevkova sorrise, ripose la pistola nella borsetta e replicò:

-Avresti preferito quella Nia Jones? Non rispondere, ti prego; non sta bene offendere l’orgoglio di una donna.-

Ignorai le sue parole e ribattei:

 -Ripeto: che ci fai qui? E come diavolo hai fatto ad entrare?-

-Quello è stato facile: quando sono stata qui l’altra notte[9] ho imparato come funziona il tuo sistema d’allarme e l’ho riprogrammato per riconoscermi.-

-Tu, cosa?-

            Lei ammiccò e continuò:

-Non dimenticare che ai miei tempi ero una delle migliori agenti operative del S.V.R.-[10]

-E lo sei ancora, non è vero?-

-Lascia ad una donna i suoi segreti, Kolya, ma lasciamo perdere: abbiamo molte altre cose di cui parlare.-

            A quanto sembrava, i miei piani per la serata erano drasticamente cambiati.

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Non c’è molto da dire su questo episodio che si può definire anomalo, nato dal mio intento di dimostrare che l’introduzione di Nick Fury Jr poteva essere fatta in modo migliore di quello usato dalla Marvel negli Stati Uniti. A voi decidere se ce l’ho fatta.

Ma ora veniamo alle note.:

1)    Ritroviamo il misterioso, ma ormai non troppo, agente segreto britannico di nome James, che stavolta ha anche accennato ad alcune sue avventure che alcuni di voi avranno certamente riconosciuto, per tacere di una strizzatina d’occhio ad una nota serie cinematografica.

2)    Avrete certamente capito anche qual è la misteriosa organizzazione che James ha combattuto e gli ha creato dolori molto personali. Il suo collegamento con l’Hydra è ovviamente opera mia.

3)    Arnold Brown, l’Hydra Imperiale, è stato creato da Stan Lee & Jack Kirby su Strange Tales #135 datato agosto 1965 come e perché sia diventato il braccio destro di Wolfgang von Strucker è ancora da narrare.

4)    Mary Fitzpatrick è stata creata da Stan Lee & Larry Lieber su Amazing Spider Man Annual #5 del 1968 ed è la madre di un certo tessiragnatele.

5)    Daniel Whitehall si riferisce ad eventi accaduti su Capitan America #104.

6)    La visita di Nick a Steve Rogers (e non ditemi che non sapete chi è) e la seguente cena sono mostrati su Vendicatori Segreti #42/43.

7)    Nick Fury e Anya Derevkova ricompaiono su Capitan America #105 e Nick da solo anche su Marvelit’s Agents of S.H.I.E.L.D. #006.

Nel prossimo episodio: azione, intrighi, complotti ed un pizzico di soap opera. Non mancate.

 

 

Carlo



[1] Vale a dire nello scorso episodio.

[2] Nome non ufficiale del Secret Intelligence Service britannico.

[3] I dettagli su Capitan America #104.

[4] Nella Graphic Novel “Wolverine/ Nick Fury: Scorpio Connection” (prima edizione italiana Play Special #5)

[5] I dettagli sempre su Capitan America.

[6] Tre episodi fa.

[7] Mostrata su Vendicatori Segreti #43.

[8] Diminutivo di Nikolai.

[9] Dietro le quinte dell’episodio #13

[10]Sluzhba Vneshney Razvedki, Servizio Informazioni dall’Estero.